[MT]L’uomo che cadde sulla terra[DvdRip-Xvid-Ita-AC3]

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Description











Titolo originale: The Man Who Fell to Earth
Paese: Gran Bretagna
Anno: 1976
Durata: 138 minuti
Genere: Fantascienza



Soggetto: Tratto dall’omonimo romanzo di Walter Tevis
Sceneggiatura: Paul Mayersberg
Fotografia: Anthony B. Richmond
Montaggio: Graeme Clifford
Musiche: John Phillips, Stomu Yamashta
Scenografia: Brian Eatwell
Costumi: May Routh
Trucco: Ellis Burman Jr., Linda DeVetta, Martin Samuel
Effetti speciali: Harrison Ellenshaw
Produttore: Michael Deeley, Barry Spikings
Produzione: British Lion Film Corporation, Cinema 5
Distribuzione: Far Drai, Domovideo
Data di uscita: 26 maggio 1976 (al cinema)






Da un pianeta sconosciuto, sul quale una spaventosa siccità ha quasi cancellato la vita, giunge sulla Terra in cerca di salvezza per la propria famiglia (che non lo ha seguito), uno dei pochi superstiti. Adottate sembianze umane, assunto il nome di Tomy Newton, questi riesce in breve tempo, sfruttando nove brevetti che ha con sè, a impiantare una potentissima multinazionale elettronica: la World Enterprise. Accumulata un'immensa fortuna, assolda uno scienziato, Nathan Brice, cui affida il compito di costruire un'astronave capace non solo di ricondurre Newton al pianeta d'origine, ma anche di trasferirvi l'energia necessaria a farlo rivivere. Benchè soltanto tre persone (il presidente della multinazionale, Oliver Farnsworth, Brice e Mary-Lou, una cameriera d'albergo innamoratissima di Newton) conoscano piu' o meno il suo segreto, questo trapela, per cui gli interessi minacciati dalla strapotenza della World Enterprise provocano l'intervento della CIA. Sequestrato Newton, gli agenti lo consegnano a un'èquipe di medici perchè lo facciano oggetto del loro studi. Malgrado i tentativi per salvarlo compiuti da Mary-Lou e da Brice, Newton esce dalle mani degli scienziati trasformato per sempre.







Film tratto dall’omonimo romanzo di Walter Tevis, The man who fell to earth, ovvero L’uomo che cadde sulla terra, venne girato nel 1976 da Nicholas Roeg, uno dei registi più geniali dell’ultimo secolo, autore di splendidi film come Walkabout, A Venezia un dicembre rosso schocking, Sadismo.
Come nel romanzo, un amaro apologo della solitudine, della disillusione, della diversità, il film ricalca le linee guida del romanzo di Tevis, assumendo una potenza ancor più devastante grazie alla geniale intuizione di Roeg di portare sugli schermi, nei panni del malinconico alieno Thomas il cantante rock David Bowie, che con il suo aspetto androgino e il volto scavato, quasi allucinato, forma una simbiosi con il personaggio interpretato difficilmente riscontrabile in altri film.
Roeg riprende i temi tracciati da Tevis per tessere un film in cui la figura dell’alieno, costretto a celare la sua identità sotto un aspetto umano, diventa il paradigma stesso dell’esistenza degli umani; l’alieno vive le contraddizioni dell’umano con più sofferenza degli umani stessi, perchè si rende conto dell’assurdità delle loro vite, delle loro ambizioni.
Quel suo essere diverso lo porterà paradossalmente ad essere un emarginato per la sua ricchezza, e lo porterà fatalmente a soffrire di quegli stessi problemi che soffrono gli uomini.
Thomas non è l’androide Roy di Blade runner, che rimpiange la vita perchè ha visto cose incredibili, è molto più vicino ad un essere umano perchè si è calato tra loro, ha sperimentato vizi e virtù degli umani stessi; ha provato l’amore e l’alcool, l’inferno e il paradiso, ha scoperto le miserie degli umani e si è reso conto, con tristezza e malinconia, di essersi caricato addosso un problema senza nessuna soluzione, ovvero qualcosa che possa salvare le poche unità superstiti del suo popolo dall’estinzione.
Così la parabola dell’alieno finisce per coincidere con il percorso di una vita umana, fatta di speranza e disillusione, di amarezze e di gioie, tutte mescolate senza soluzione di continuità.
Nel film molti passi testimoniano l’assoluta astrazione di Thomas dal contesto umano in cui vive; se il romanzo inizia con una frase importante «Non era un uomo, eppure era molto simile all’uomo» il film inizia con il classico impatto tra l’astronave e la terra.
Il primo impatto è proprio con l’elemento vitale che manca sul pianeta di Thomas, l’acqua; c’è una specie di stridente ironia tra il tragico destino che attende la gente di Thomas e l’abbondanza di quell’elemento vitale su un pianeta che lo sperpera in maniera allucinante.
Thomas imparerà ben presto che lo strano pianeta sul quale è arrivato vive di forti contraddizioni; il denaro, l’autentico dio venerato dalla gente umana si trasforma per lui dapprima in un mezzo per raggiungere i suoi fini, e in ultimo nella causa prima dei suoi problemi e infine del suo destino.
E’ inconciliabile Thomas con la gente alla quale si è mescolato; i suoi occhi da rettile, il suo corpo senza sesso lo rendono davvero un alieno.
Eppure sembrerebbe esserci un contatto possibile tra questi due universi paralleli; è l’amore, ma Thomas ha da svolgere una missione.
Tutto il film vive su questa atmosfera rarefatta, sulle violente contraddizioni che vive Thomas immerso in un ambiente alieno come e quanto lui.
La solitudine di Thomas si amplia e si confonde con quella di Mary Lou, ma in fondo sono soli anche gli altri umani; lo si capisce dalla mancanza di emozioni che trapela in molte sequenze del film, con l’alieno che attraversa un pianeta di gente sola anche se abituata a vivere in comunità.
Roeg confersice al film un’aria malinconica e stranita, un’atmosfera lugubre e senza speranza, andando probabilmente oltre la stessa capacità di tevis di rendere il senso di vuoto, di solitudine e di mancanza di speranze in cui si muove l’alieno del libro; ed è questo il gran merito di un regista capace come pochi di realizzare film in cui il senso di smarrimento dell’uomo arrivi quasi alla cosmicità delle esistenze rapportate all’infinito, ovvero quel senso di smarrimento e di paura che l’essere umano porta con se come una seconda pelle.
L’uomo che cadde sulla terra è un film tecnicamente perfetto, in cui è davvero difficile trovare difetti tali da incrinarne il giudizio finale; quando un regista riesce a pareggiare ( e forse anche a superare) quel calderone di peculiarità che distinguono sempre un’opera scritta da una visiva, che per forza di cose ha tempi molto meno dilatati ed è di difficile espressione attraverso le immagini, allora ci si rende conto di essere davanti ad un’opera che può essere definita davvero un capolavoro.
Un’opera metafisica, esistenzialista, definitela come volete.
Ma un’opera assolutamente fondamentale della cinematografia.


Curiosità
- Il film costituisce l'esordio cinematografico della rockstar David Bowie.
- Nel film è assente qualunque contributo musicale di Bowie, sebbene dei documentari sul film fossero accompagnati da dei suoi brani, come il suggestivo Sense of doubt.
- Nel film fa un'apparizione l'astronauta americano James Lovell, veterano dello spazio e reduce dal naufragio della missione Apollo 13.








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